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lunedi 18 gennaio 2010
Bressi Giusy
Introduzione di Vitaliano Rotundo
RICOMUNCIO DA QUI
Pagg. 48, F.to 15,5x21 - € 6.000
E’ un diario dai toni misurati, ricco degli interrogativi della donna attuale, che svela un forza evocativa a tratti celata da mesti sentimenti tali da renderla protagonista di una realtà, quella del terzo millennio, piena di interrogativi. Per questo le pagine di Giusy superano il circoscritto mondo personale e vanno dritti al cuore di tante donne.
Quando il filo esile del rapporto con la realtà quotidiana si assottiglia sino a diventare invisibile e persino a spezzarsi, cosa accade nell’animo delle donne? di una donna? Come conciliare la sordità dei sentimenti con l’analisi lucida del proprio mondo?Eppure Giusy è presente a se stessa e al prossimo, ancora più di prima.
Quelle righe appassionate che si leggono di getto ti lasciano un amaro in bocca, lo specchio di un crudo monologo, non privo di prospettiva, che recupera un fiorire di ricchezze e di promesse ancora da scoprire, d’accordissimo c’è la ragazza molto delusa ma c’è la donna fiera di rimettersi in gioco e di parlare come in un romanzo.
Al di là della conclusione, il diario va incontro al riscatto e all’orgoglio, così pieni di speranza e di ricerca della propria originalità. C’è sicuramente una donna più libera nelle sue scelte, concentrata sulla realizzazione della propria personalità che camminano parallele nella tradizione della famiglia e della casa. Mi sembra quasi la descrizione della donna alla maniera di Filippo Tommaso Martinetti, che la identificava da un lato come forza della conservazione e della tradizione da abbattere ma anche di quella che va prendendo coscienza di sé e della consapevolezza della complessità del mondo, tanto auspicata dal norvegese Henrik Ibsen nella “Casa della bambola”.
Giusy avrebbe potuto essere una donna appagata di ciò che aveva attorno a sé, dell’autorità dell’istituzione familiare, delle tradizioni, mai sfiorata dal dubbio che la realtà potesse essere immediatamente cangiante, dissonante, trasgressiva, come riflette Italo Svevo nel descrivere la donna nella “Coscienza di Zeno”. Ma c’è una realtà forse inaccettabile, verità, emancipazione, autorealizzazione e libertà personale incedono dove più dove meno rapidamente, e questo vale per tutte le donne. Il messaggio di Giusy è quello della donna del meridione, della donna forte, assai simile a quello che si ritrova in “Quasi una vita” di Corrado Alvaro. Giusy con le sue pagine offre un contributo di idee che conduce l’uomo alla coscienza di sé, nella certezza che la speranza supera ogni cosa e vince ogni difficoltà, che la mancanza di amore, di carità e di comprensione sono la causa delle crisi morali del mondo, che l’uomo, per quanto nuovo, cerca sempre la verità e oltre.
Oggi Giusy può essere tranquillamente accostata alle riflessioni di Rossella Savarino, la quale osserva come “La condizione femminile oggi”(9.2.2009), in una società dominata dalla mentalità tecnologica, a volte tra forti resistenze, è quella della donna che riesce a conquistarsi sempre nuovi spazi vitali…nondimeno resta incessantemente sottoposta ad un perverso processo di mercificazione sessuale”. Volendo parafrasare siamo ancora nella fase temporanea dell’analisi antropologica, culturale e sociale, sulla correlazione di genere, anche colei che appare vincitrice dovrà lottare per mantenere il proprio ruolo, per cui vale sempre il famoso detto che “…se Atene piange Sparta non ride”.
Giusy non è alla ricerca sfrenata della parità, è consapevole che parità non significa sciocca equivalenza di genere fra uomo e donna, fra marito e moglie, semmai vite che mettono insieme la progettualità e i valori più importanti per la crescita umana e sociale. E’ piuttosto una bella scoperta quella di Giusy che si dedica alla scrittura, che consente di ripiegarsi sul proprio ruolo per offrire strumenti di crescita e di soluzioni aperte sul matrimonio monogamico cristiano, sicuramente un’occasione in più per quanti si interessano allo studio della realtà femminile. Possiamo riferire su che cosa e su chi è Giusy oggi. E la donna che, a mio avviso, sta superando il carattere fittizio di cui tante altre si rivestono solo per piacere agli uomini.
Di tutte le sfolgoranti passioni che inondano la giovinezza della donna ella percepisce che c’è un progredire negli anni, assiste con dignità e vitalità alla perdita dei doni più dolci come la bellezza dell’adolescente che incontra l’amore, ma anche alla perdita di questo che lo segue e che si trasforma gradatamente in amicizia, coraggio, volontà, rassegnazione, in una comune continuità sotto lo stesso tetto o in modo distante, “è una bella cosa - asserisce Cristina di Belgiojoso - ma non è la felicità” . Evidentemente taluni principi decisi contrattualmente oggi vanno frantumandosi perché non legati all’originaria appartenenza del diritto naturale, fa parte forse di una raccapricciante scoperta che sta divaricando ogni giorno più ampiamente l’unicità di momenti storici e di culture che per secoli si erano dedicate a tutelare l’infanzia, la maternità, la famiglia.
Completiamolo il ritratto autobiografico della Giusy con le ultime sfumature della prima maniera e vediamo da dove ricomincia per la rinascita di una nuova identità. E’ diretta all’affermazione della dignità di donna sotto l’aspetto psicologico e affettivo, domina con progressiva sicurezza lo sguardo sull’esperienza del sesso, del matrimonio, della maternità e della vita. Giusy offre al Paese uno splendido spaccato del concetto di famiglia e del patrimonio di valori che esso custodisce, ci trasferisce un significativo messaggio che l’umanità non si potrà permettere il lusso di perdere. Ma in più oggi Giusy, da donna, si pone in situazione critica, oggettiva se stessa raccontando “più che la mia vita, la vita di una donna”, quindi esamina la condizione femminile in relazione alle sfide della società, alla collocazione nella situazione socioeconomica delle donne, al rapporto donna e lavoro, alla violenza che sotto mille sfaccettature la donna occidentale ancora subisce, anche quando giovane e concorrente sembra uscirne vittoriosa. Una scoperta questa che arriva, non a caso, nel momento in cui la sagace calabro-lombarda festeggia il suo cinquantesimo compleanno. Belle pagine tra la prosa, il verismo e il lirismo, che ameresti non finissero così presto,… continua.